Natale si avvicina e sarà accompagnato da dolci, regali, forse qualche fiocco di neve e COMPITI. Fra frasi di latino, esercizi di matematica e formule di chimica, i professori potrebbero consigliarvi anche qualche libro da leggere, magari in tema natalizio. Di autori e titoli ce ne sono un’infinità, più o meno adatti in base alla classe frequentata e agli autori da affrontare nel corso dell’anno scolastico. Noi del Centro didattico Matemagia abbiamo pensato di consigliarvi un grande classico, amato da adulti e bambini, che può essere letto ed apprezzato da studenti di tutte le età.

Si tratta di una delle storie di Natale più famose ed emozionanti di tutti i tempi.

Stiamo parlando di Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens.

Qualche informazione sull’autore..

Charles Dickens nasce il 7 febbraio 1812 nei pressi di Portsmouth, dove il padre lavora come contabile della Marina. A causa dei debiti e dell’arresto del padre, la famiglia si trasferisce a Londra e Charles è costretto a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe: la vergogna per la sorte del padre, il dolore per l’abbandono della scuola, la conoscenza dello sfruttamento minorile e delle dure condizioni di lavoro delle classi subalterne, lasciano nell’autore un marchio indelebile e diventano materiale fondamentale della sua narrativa, che spesso ritrae un’infanzia degradata, abbandonata da adulti irresponsabili e colpevoli. In seguito Charles lavora come fattorino, poi presso uno studio legale, per passare in seguito all’attività di cronista parlamentare, fino ad ottenere nel 1829 l’incarico di giornalista presso la Law Courts dei Doctors in società col cugino Thomas Charlton. Nel 1836 sposa Catherine Hogarth e significativo è il rapporto che si stabilisce tra lo scrittore e le due cognate, Mary (la cui morte a soli 16 anni nel 1837 scatena nell’autore un dolore infinito e una grave crisi psicologica) e Georgina, di 12 anni più giovane di Catherine. Il 6 gennaio 1837 nasce il primo di otto figli e nello stesso anno arriva il successo letterario, ottenuto sia con i fascicoli a puntate di Oliver Twist che con i Quaderni di Pickwick (poi diventato il celebre Circolo Pickwick): due capolavori assoluti che rimarranno per sempre nella storia della letteratura mondiale. Questo è un periodo creativo strabiliante per Dickens: comincia di fatto un quindicennio durante il quale lo scrittore genera le sue opere maggiori, culminate con la pubblicazione del David Copperfield. Dopo aver viaggiato molto fra Europa e Stati Uniti, nel maggio 1855 la sua vita subisce un brusco cambiamento a causa dell’incontro con Ellen Ternan, un amore che lo spingerà ad abbandonare il tetto coniugale. Alla fine del 1867 Dickens intraprende un nuovo viaggio in America per un giro di letture ma si ammala gravemente, tanto da riprendersi con grandi difficoltà. Nel 1869 comincia a scrivere la sua ultima opera, Il mistero di Edwin Drood, rimasta purtroppo incompiuta. Le sue condizioni fisiche sono ormai critiche, soprattutto a causa di complicazioni polmonari protratte. A seguito di un’emorragia cerebrale, muore il 9 giugno 1870.

Viene sepolto il 14 giugno con grandi onori nel Poet’s Corner in Westminster Abbey.

Londra rimane sempre nell’immaginario dell’autore teatro di storie e personaggi, frutto dell’esplorazione dei quartieri più poveri, dove regnano la miseria e a criminalità. Fin dalle cronache e dai racconti per i giornali, Dickens rivela la sua capacità di minuzioso osservatore della vita e degli uomini, la propensione alla caricatura e al quadretto bozzettistico, insieme a una spiccata sensibilità per le ingiustizie sociali. Nei suoi grandi romanzi, da Oliver Twist fino a David Copperfield, l’autore accompagna i lettori attraverso le strade di Londra, dalle prigioni alle fabbriche, dalle scuole alle taverne, dagli uffici legali ai covi dei malfattori, popolando le sue pagine con una folla di figure strane e familiari, reali e immaginarie. In una fusione del tutto originale di dettagli realistici e di deformazione grottesca, Dickens offre ai nostri occhi una lucida visione della Londra vittoriana: la città reale e quella dell’immaginario romanzesco si fondono in modo indelebile.

Il realismo che troviamo nei romanzi dell’autore viene definito “moralistico”: i mali della società sono personificati in figure rappresentative, che passano da uno stato iniziale di vittime alla soluzione dei loro problemi. Lo scrittore esige dal lettore un processo di identificazione nei protagonisti delle sue storie e, risolvendo i loro problemi, è come se cercasse di eliminare i mali generali del mondo. Le esperienze dei personaggi diventano universali e, grazie al distacco e all’ironia della voce narrante, che utilizza dettagli fortemente realistici, il lettore si convince che quanto viene raccontato sia effettivamente vero.

Canto di Natale

Il protagonista della storia di Dickens è un uomo che pare non avere assolutamente niente in comune con il Natale: è un vecchio banchiere avido, egoista, avaro, scontroso e perfido. Sembra che ogni accezione negativa sia proprio di Ebenezer Scrooge, il quale ha ispirato al grande fumettista Karl Barks la creazione del taccagno per eccellenza, Zio Paperone. Nulla conta, se non i soldi. Il vecchio Scrooge non spende mai, nemmeno per se stesso, e la sua unica gioia è data dal possesso dei soldi, accumulati, conservati e ammirati come unico tesoro della vita. Il Natale per il protagonista del Canto è solo una perdita di tempo, una festa inutile che, così come la domenica, sottrae tempo prezioso al lavoro e al guadagno.

“Un giorno, il migliore dei più bei giorni dell’anno, la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge stava lavorando nel suo ufficio”

Ed è così che lo incontriamo, nella Londra del 1843: non solo è intento a lavorare fino a tardi la vigilia di Natale ma costringe a subire lo stesso destino anche il suo umile impiegato contabile, Bob Cratchit, che mantiene con un misero stipendio. Burbero e misantropo, Scrooge risponde con cattiveria a tutti coloro che intonano un canto di Natale o che gli fanno gli auguri e arriva persino a rifiutare in malo modo il generoso invito del nipote Fred, figlio della defunta sorella e unico parente in vita, che lo prega di unirsi a lui per cenare con la sua famiglia. Una personalità scontrosa e insensibile, destinata, proprio nel giorno che più odia in tutto l’anno, a fare i conti con la sua intera vita. Scrooge, infatti, rincasato in totale solitudine, si imbatte nel fantasma del defunto socio in affari Jacob Marley, morto sette Vigilie di Natale prima. Una visione terrificante. Intorno alla vita il fantasma porta una catena fatta di lucchetti, timbri, portamonete, assegni, banconote e tutti quegli oggetti che lo hanno distolto dal fare del bene agli altri, accumulando denaro solo per sé: per l’eternità deve scontare la colpa di aver vissuto chiuso nel proprio egoismo, allontanando tutte le persone amate. Il suo compito è quello di avvisare Scrooge, che rischia di dover subire la stessa sorte e di dover portare con sé dopo la morte una catena ben più lunga. Marley annuncia, allora, la visita di tre spiriti, ognuno dei quali incarna il Natale in tre diversi momenti della vita: il passato, il presente ed il futuro.

Il fantasma del passato riproduce davanti al protagonista i ricordi della sua infanzia dimenticata, della scuola, della famiglia e della sorella Fanny fino all’amore, ormai lontano nel tempo, di Bella, rifiutata a causa della sua povertà. Scrooge comincia a percepire una martellante angoscia, quando si fa strada in lui la consapevolezza del fatto che il passato è intoccabile e non si può modificare.

In seguito il palcoscenico della sua casa viene dominato dallo spirito del presente, che ricorda la figura di Babbo Natale. Quest’ultimo gli dà dimostrazione di come la festività natalizia sia vissuta felicemente nelle altre famiglie, nonostante l’assenza di denaro, e dirige la sua attenzione sul povero dipendente Bob Cratchit, a cui mancano i soldi persino per curare suo figlio Tim, affetto da una grave malattia. Lentamente il fantasma invecchia, ma dietro la sua veste compaiono due bambini gretti e miseri, allegorie dell’Ignoranza e della Miseria.

“Questo bambino è l’Ignoranza. Questa bambina è la Miseria. Guardati da tutti e due, da tutta la loro discendenza, ma soprattutto guardati da questo bambino, perché sulla sua fronte io vedo scritto: Dannazione”

Una volta divenuti adulti, la Miseria si trasforma in una prostituta, affetta da gravi patologie mentali, e l’Ignoranza in un criminale che viene arrestato.

Infine, lo spirito del futuro si materializza nelle vesti della Morte personificata, con un lungo abito nero da cui sporge solo una mano scheletrica. Quest’ultimo proietta innanzi a Scrooge ciò che avverrà nel Natale del 1844: il finanziere morirà e nessuno vorrà assistere al suo funerale, nessuno lo ricorderà benevolmente, tutti elimineranno dalla loro memoria la sua immagine, eccetto chi dovrà ereditare i suoi beni.

Dopo esser precipitato nella sua stessa tomba, chiedendo perdono e giurando di cambiare, il protagonista si sveglia nel suo letto, sano, salvo e profondamente cambiato: memore della lezione che gli hanno trasmesso gli spiriti nella notte precedente, Scrooge scende per strada la mattina di Natale pieno di gioia, scambia calorosi saluti con i passanti, dona dei soldi ai poveri e decide di pranzare insieme al nipote, il cui invito aveva rifiutato in malo modo il giorno precedente. Accolto con affetto, il vecchio Ebenezer trascorre uno dei giorni più felici della sua vita ed è finalmente pronto a riconoscere il duro lavoro del suo umile impiegato Bob Cratchit, al quale concede un generoso aumento, decidendo di aiutarlo anche per le cure mediche del piccolo Tim. Circondato dall’amore degli amici e della famiglia, Ebenezer prosegue in pace la sua vita.

Commento

Canto di Natale è una storia fantastica con una struttura da dramma teatrale suddiviso in cinque atti e viene considerata dalla critica una morality in pieno stile medievale, per il simbolismo religioso e la marcata atmosfera da melodramma. L’opera di Dickens non è solo questo: si tratta di una profonda allegoria, che tenta di scavare l’animo umano, facendo incontrare la tradizione del romanzo gotico e il genere fiabesco. I personaggi sono veri e reali nel mondo che viene delineato dall’autore e diventano portavoce di pensieri, emozioni, gesti, che possono essere attribuiti ad ognuno di noi.

Scrooge e i suoi fantasmi diventano emblemi di un messaggio universale: gli uomini devono imparare a osservare con gli occhi dell’innocenza, ritrovare la magia delle piccole cose, delle azioni che arricchiscono l’animo e devono comprendere che l’unico modo per sentirsi davvero ricchi dentro è donare al prossimo. Solo così è possibile dare un senso più profondo alla propria vita. Le vicende descritte da Dickens mirano a risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la capacità di accettare doni come l’affetto della famiglia, il calore degli amici, il sorriso chi ci circonda come manifestazione più preziosa di amore incondizionato.

“Il Canto di Natale produce sul lettore, di ogni età, di ogni formazione, di ogni provenienza, una commozione inevitabile e universale. È in questo meccanismo a orologeria, sofisticato e infallibile, che sembra nascondersi il segreto del libro”                                                                           Gianrico Carofiglio

I sentimenti che prova Scrooge e il suo ritrovarsi a fare i conti con gli ciò che ha perso nel passato, con gli errori del presente e con le conseguenze del futuro, costringono ogni lettore mettersi di fronte ai propri rimpianti, alle proprie azioni e al proprio desiderio di migliorare se stessi, non solo a Natale.