Per celebrare il mese di aprile abbiamo deciso di darvi qualche notizia sulla vita e il pensiero di uno dei più grandi romanzieri francesi del XIX secolo: Émile Zola, nato a Parigi il 2 aprile del 1840.

La vita e le opere

Zola trascorre l’infanzia ad Aix-en-Provence, dove lavora il padre, ingegnere italiano, e dove ha modo di stringere amicizia con il futuro grande pittore Paul Cézanne. Nel 1847, in seguito alla scomparsa della figura paterna e alle precarie condizioni economiche della famiglia, lo scrittore è costretto a lavorare dapprima come spedizioniere presso l’editore Hachette e poi come capo della pubblicità: riesce così ad entrare in rapporto con i maggiori scrittori del tempo e con i meccanismi del giornalismo, passione che non abbandona mai anche quando decide di dedicarsi all’attività di romanziere.

Inizialmente scrive racconti di ispirazione romantica, ma ben presto subisce l’influenza di Balzac, dei fratelli Goncourt e di Taine, fino ad apprezzare e condividere le idee positiviste. Il suo primo romanzo naturalistico, Thérèse Raquin, risale al 1867 ed è impostato su basi scientifiche, guidato da criteri di obiettività e analisi. In seguito concepisce l’idea di scrivere un vero e proprio ciclo romanzesco: nascono, così, i Rougon-Maquart. Il primo volume, La fortuna dei Rougon, esce nel 1871 e i successivi 19 vengono pubblicati con regolarità (circa uno all’anno) fino al 1893. Il successo per Zola arriva nel 1877 con L’Assommoir, soprattutto in seguito allo scandalo provocato nei lettori dalle crude descrizioni della degradazione umana degli operai parigini.

Grazie a L’Assommoir il romanziere conquista la celebrità e attorno a lui si raccolgono un gruppo di scrittori più giovani, che lo considerano maestro e caposcuola: Maupassant e Huysmans sono solo due esempi. Zola decide, quindi, di acquistare una villa a Médan, nei pressi di Parigi, per ritrovarsi con i compagni la domenica e occuparsi di letteratura. Da questi ritrovi scaturisce nel 1880 una raccolta di novelle intitolata Le serate di Médan, che rappresenta il manifesto della scuola naturalista. Zola espose le sue idee teoriche anche in opere come Il romanzo sperimentale (1880), Il Naturalismo a teatro (1881) e I romanzieri naturalisti (1881).

Dopo L’Assommoir, l’autore conosce il successo con Nana, pubblicato nel 1880 e focalizzato sull’ambiente del teatro e delle cortigiane, con Pot-Bouille (1882), che dipinge un perfetto quadro di vita borghese attraverso lo spaccato di una casa signorile, con Germinal, incentrato sulla vita dei minatori, e con La bestia umana (1890), in cui si studia l’istinto alla violenza insito nell’uomo. Inoltre, dopo i Rougon-Maquart, Zola intraprende un nuovo ciclo intitolato Le tre città (Lourdes del 1894, Roma del 1896 e Parigi del 1897).

In seguito allo scoppio dell’affare Dreyfus, dal nome dell’ufficiale ebreo accusato ingiustamente di spionaggio, la Francia si divide in due: da una parte reazionari, nazionalisti e antisemiti, dall’altra i democratici. Zola si schiera decisamente per difendere l’ingiustizia di cui era stato vittima Dreyfus e scrive un articolo di enorme risonanza e successo, J’accuse, nel 1898. Per questo motivo viene condannato a un anno di prigione ed è costretto a trasferirsi in Inghilterra.

Una volta tornato in Francia, l’autore si dedica al terzo ciclo di romanzi, chiamato I quattro Evangeli, nel quale si concentra nell’espressione delle sue idee umanitarie.

Zola muore nel 1902 asfissiato dalle esalazioni di una stufa – le circostanze della sua morte restano poco chiare e in molti pensano a un attentato di vendetta per le posizioni prese in difesa di Dreyfus.

Il romanzo sperimentale e il Naturalismo

Uno dei testi teorici più significativi di Zola è Il romanzo sperimentale, nel quale l’autore elabora la sua personale idea di letteratura: il romanzo deve appropriarsi del modello sperimentale delle scienze matematiche per applicarlo alla psicologia e alle passioni dell’uomo, dal momento che ogni azione umana è dettata da meccanismi deterministici. L’obiettivo del romanziere è quello di indagare i fenomeni intellettuali e morali per trasmettere ai suoi lettori la cura ai mali della società e dar vita ad uno stato migliore.

Per le teorie esposte, Il romanzo sperimentale viene considerato uno dei testi maggiormente rappresentativi del Naturalismo francese, che si diffonde nella seconda metà dell’Ottocento come applicazione del pensiero positivista e del metodo scientifico in campo artistico. Scrittori come Balzac e Flaubert (considerati precursori e ispiratori del movimento), Zola, Maupassant e i fratelli Goncourt cercano di descrivere la realtà che li circonda nel modo più oggettivo e distaccato possibile, dando voce all’ambiente, ai fatti e ai personaggi, capaci di mettere a nudo la situazione sociale del tempo. Secondo Zola, lo scrittore deve osservare la realtà, senza inventarla, e cercare di riprodurla fedelmente in modo oggettivo, senza far trasparire giudizi e commenti personali. Diviene oggetto di interesse e studio la vita quotidiana, soprattutto quella delle classi più povere, del proletariato urbano, che vive nella miseria e diventa emblema dei mali che affliggono la società. “L’investigazione scientifica – come afferma l’autore – è un dovere” e compito dello scrittore è di comprendere i meccanismi che in un determinato ambiente stanno alla base dei comportamenti umani per poter curare e migliorare la società:

“In una parola siamo dei moralisti sperimentali che mettono in luce mediante l’esperimento come si comporta una passione in un dato ambiente sociale. Il giorno in cui ci impadroniremo del suo meccanismo, si potrà curarla e placarla o almeno renderla il più inoffensiva possibile. Ecco dunque in che consistono l’utilità pratica e la elevata moralità delle nostre opere naturalistiche, che sperimentano sull’uomo, che smontano e rimontano pezzo per pezzo la macchina umana per farla funzionare sotto l’influenza dei vari ambienti. Col procedere del tempo, col divenire padroni delle leggi, si tratterà soltanto di agire sugli individui e sugli ambienti, se si vuole arrivare allo stato sociale migliore.”

Emblematico per comprendere la poetica di Zola è il romanzo L’Assommoir, pubblicato nel 1877 e ambientato nella Parigi operaia, della quale mette totalmente a nudo la degradazione umana e la miseria. Il titolo stesso è evocativo: deriva dal nome gergale del contenitore da cui si beve acquavite e significa propriamente “mattatoio”, dal momento che l’acquavite porta rapidamente al degrado e alla morte gli operai che prendono il vizio di bere. La stessa protagonista, Gervaise, povera lavandaia abbandonata dall’amante Lantier con due figli da sfamare, alla fine del romanzo cade vittima dell’alcolismo e muore in conseguenza di esso. L’opera non è sperimentale solo dal punto di vista tematico ma anche stilistico: l’autore tenta infatti di riprodurre il caratteristico linguaggio dell’ambiente proletario. In varie parti del romanzo il narratore regredisce nella mentalità e nel modo di esprimersi di un ideale popolano parigino, ma rimane sempre presente anche un narratore di livello più elevato, delegato dell’autore. Questa ambivalenza rispecchia l’atteggiamento di Zola nei confronti della materia trattata: lo scrittore è lo scienziato che osserva dall’alto, dall’esterno e con distacco il mondo proletario e al tempo stesso è l’intellettuale che vuole servirsi della letteratura come arma per influenzare la realtà, motivo per cui ritiene indispensabile intervenire con il suo giudizio, al fine di scuotere il lettore a sdegno e pietà nei confronti delle miserie che affliggono la società.